Lo sbilico, Alcide Pierantozzi, Einaudi

È più di un anno che mi riprometto di leggere Lo sbilico. Ne avevo parlato con amici che lo avevano letto prima di me e tutti, in modi diversi, me ne avevano restituito la stessa impressione: è un libro di valore. Eppure, anche quando ho saputo che entrato tra i finalisti del Premio Strega, continuavo a rimandare. Conoscevo l’argomento: Alcide Pierantozzi racconta la propria malattia psichiatrica. E ogni volta che prendevo in mano il libro mi facevo la stessa domanda: lo leggerò, certo. Ma poi? Che cosa potrò scriverne?

Il peso delle parole

Quando uno scrittore racconta se stesso attraverso diagnosi, ricoveri, psicofarmaci e allucinazioni, il confine tra il giudizio sul libro e il rispetto per la persona sembra assottigliarsi. Mi domandavo se fosse davvero possibile recensire un libro così senza avere la sensazione di entrare in punta di piedi nella vita di qualcun altro.

Poi ho iniziato a leggere e mi sono resa conto che dovevo cambiare prospettiva. Lo sbilico chiede semplicemente di essere letto. La malattia è presente in ogni pagina, ma non è l’unica protagonista. Al centro c’è il tentativo di dare un nome a ciò che continuamente sfugge alle parole. E c’è una scrittura di rara precisione: limpida, controllata, attentissima. Proprio per questo così potente. Accanto alla malattia convivono la letteratura, la filosofia, gli animali della campagna abruzzese, la famiglia, i lutti e perfino le piccole irritazioni quotidiane. Tutto trova posto nel racconto, perché tutto appartiene alla vita.

Lo sbilico, tra malattia, letteratura e ascolto

Finito il libro, sarebbe semplicistico dire di aver capito cosa significhi convivere con un disturbo psichiatrico. Credo però che Lo sbilico riesca in qualcosa di più raro: ci costringe ad abbandonare l’illusione di comprendere tutto. Perché i libri hanno bisogno di ascolto, sempre, ma non sempre di parole da aggiungere. E hanno bisogno del loro momento. Alcuni, forse, ancora più di altri.

Il libro: Lo sbilico, Alcide Pierantozzi, Einaudi

L’autore: Alcide Pierantozzi

Alcide Pierantozzi (San Benedetto del Tronto, 1985), ha esordito nel 2006 con Uno in diviso e ha pubblicato, tra gli altri, Ivan il TerribileTutte le strade portano a noi e L’inconveniente di essere amatiLo sbilico, pubblicato da Einaudi nel 2025, è stato finalista al Premio Strega 2026.

Di Elisa Tomassoni

Sono Elisa Tomassoni, Eli per gli amici. Da sempre ho un grande amore per i libri, navi di carta che portano a esplorare luoghi nascosti dentro e fuori me stessa. Curiosa, entusiasta, sognatrice, cerco la bellezza e il sorriso nella vita. Tra le mie passioni più grandi ci sono i viaggi, i vini (sono sommelier) e i miei adorati Golden Retriever, Ulisse e Platone. Nel mio blog condivido i miei interessi e le scoperte fatte, un'isola dove conoscere, stupirsi ed emozionarsi!