Vincitore del Premio Strega 2026, I convitati di pietra di Michele Mari si apre nella Milano del 1975, al liceo Berchet. Dopo un anno dalla maturità, i ragazzi della III A si ritrovano per la classica cena di classe e qualcuno propone un gioco destinato a durare tutta la vita: versare una quota annuale in un fondo comune che andrà agli ultimi tre compagni rimasti in vita. Ogni 22 luglio la classe si ritroverà a cena per fare il punto dei superstiti.
Quella che sembra una goliardata si trasforma però in qualcosa di molto più ingegnoso. Con il trascorrere del tempo, mentre il montepremi raggiunge cifre vertiginose, si moltiplicano sospetti, rivalità, scommesse, superstizioni e macumbe. E ogni morte cambia gli equilibri del gioco.
Molto più di una scommessa
Con un umorismo nero effervescente, Michele Mari costruisce una storia originale, popolata da personaggi ben caratterizzati: dalle manie onanistiche di Brodo alla cinefilia compulsiva di Semprini e alla sua venerazione per Gene Hackman, fino alle svariate eccentricità dei componenti della classe. Ci si addentra nelle dinamiche relazionali, si segue con curiosità attraverso i decenni il bollettino dei malanni e, senza quasi accorgersene, ci si scopre coinvolti nella scommessa, a chiedersi chi riuscirà a resistere più a lungo.
I convitati di pietra, tra tempo e natura umana
Pur ruotando attorno alla morte, la lettura mantiene un tono vitale, ironico e sorprendentemente spassoso. Più che sulle assenze, ci si ritrova a concentrarsi sulla vita che continua a scorrere, sulle rivalità che resistono al tempo e sulle piccole e grandi debolezze umane che emergono quando in palio c’è una fortuna.
L’autore ha infatti trasformato un’idea dalla base ludica in una riflessione molto lucida sul tempo, sull’avidità, ma anche sulla maturità che gli anni depositano sulle persone, rendendole talvolta più indulgenti e più tenere
Brillante, grottesco e arguto, I convitati di pietra dimostra come da una premessa tanto bizzarra possa nascere un racconto capace di divertire, inquietare e interrogarsi con la stessa naturalezza. E, tra le righe e i sorrisi sornioni, riesce a trasformare il lettore in un complice, trascinandolo poco alla volta dentro le regole del gioco.
Il libro: I convitati di pietra, Michele Mari, Einaudi
L’autore
Michele Mari (Milano, 1955) è uno dei più importanti scrittori italiani contemporanei. Filologo, traduttore e docente universitario, ha costruito nel tempo un’opera originale, caratterizzata da uno stile ricco di riferimenti letterari, cinematografici e fumettistici. Tra i suoi libri più noti figurano Di bestia in bestia, Verderame, Leggenda privata, Roderick Duddle e Locus desperatus. Con I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi, ha vinto il Premio Strega 2026, dopo essersi aggiudicato anche il Premio Strega Giovani dello stesso anno.




