La mole di un libro fa paura? Max, Mischa e l’offensiva del Tet appartiene alla categoria dei cosiddetti “mattoni”: veri e propri oggetti contundenti, se scagliati addosso a qualcuno. A me incutono un certo timore e quindi non li consiglio a cuor leggero. Richiedono tempo, quello che sembra sfuggirci sempre tra le dita.
Me ne ha parlato con enfasi e calore il mio libraio Nicola, quando ancora ignoravo che sarebbe diventato il tormentone estivo. Mentre commenti e recensioni spuntavano scoppiettanti come fuochi d’artificio, io lo leggevo un po’ intimidita da tutto quel clamore e con la voglia di farmi un’idea mia, senza lasciarmi condizionare. È un libro imponente, farcito. Harstad riempie, imbocca una strada, gira in una traversa, fa retromarcia, accelera, rallenta, trova una salita. Un percorso lungo, senza fretta di arrivare.
Geografie di vite
Max lascia adolescente la Norvegia per gli Stati Uniti e da quella partenza si dipana una storia lunga decenni. Ci sono Mischa, pittrice e grande amore, Mordecai, amico e attore, Owen, lo zio che è stato in Vietnam. Intorno, altre figure, l’America, New York, il teatro, la storia, l’arte, la musica, successi e delusioni, ricordi, rimpianti. Ci sono vite.
Alcune frasi mi sono rimaste nel cuore; le leggevo e pensavo: questa è mia, proprio mia. Altre mi hanno fatto fermare e riflettere. Le digressioni e i riferimenti storici e artistici sono trattati con maestria, ma talora rallentano il passo: c’è chi amerà seguire questo reticolo di strade e chi meno.
Max, Mischa e l’offensiva del Tet: un romanzo espanso
È un libro ben scritto? Sì, decisamente.
È un libro ambizioso, di una precisione febbrile. Si espande in tutte le direzioni, come un albero con rami che si allungano, si intrecciano, portano lontano, attraversano stagioni. In certi momenti l’ho trovato prolisso, in altri avrei abbracciato i protagonisti.
È stato una presenza fissa per dodici giorni, durante i quali gli ho fatto spazio, mettendo altro in pausa. E, ora che l’ho finito, continua a propagarsi come un’eco, in un modo che non immaginavo. E allora andrò a rileggere frasi, a salutarlo in libreria e a sorridergli mentre le pagine ingialliscono.
Il libro: Max, Mischa e l’offensiva del Tet, Johan Harstad, Sellerio






