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«Okay.» È così che István risponde. Una parola laconica, di accettazione, senza aggiunte, senza quei dettagli che rivelano pensieri o coinvolgimento emotivo. Nel romanzo Nella carne col tempo diventa chiaro che questa risposta non riguarda solo i dialoghi, ma un intero modo di stare al mondo.

Una vita lasciata accadere

István nasce in Ungheria, in un contesto semplice, senza lussi né agi, dove attraversa l’infanzia e l’adolescenza. Poi qualcosa vira. Nel momento in cui scopre il corpo, l’interazione con l’altro e le pulsioni della carne, un incidente sfocia in tragedia. Un evento che aprirebbe al dolore, invece qui tutto resta composto. István paga per l’errore, ma il moto emotivo rimane in sordina, come se non trovasse spazio per affiorare.

Gli anni scorrono. Da adulto vive una breve esperienza come soldato durante la guerra del Golfo, poi si sposta a Londra: nuovi incontri, un lavoro, relazioni che cambiano direzione, una maturità in cui sembra essersi trovato più che arrivato. «Okay» continua a essere la risposta.

La sua è una vita attraversata da eventi decisivi — incidenti, lutti, rovesci improvvisi, passaggi dalla povertà alla ricchezza — che non vengono affrontati, ma lasciati accadere, come se il caso avesse più peso della volontà.

Nella carne: il corpo, il tempo, la corrente

Al centro del romanzo c’è il corpo, la carne: luogo delle pulsioni e dei precipizi, spazio in cui István si muove e si lascia coinvolgere, senza interrogarsi. Come se lasciarsi trascinare fosse l’unica forma possibile di permanenza.

Eppure, senza che ce ne accorgiamo, qualcosa si sposta. Il tempo continua a scorrere con la stessa andatura, immobile, e proprio per questo il cambiamento arriva in sordina. Come un fiume che sembra fermo e invece si muove. Dentro questa quiete apparente, qualche decisione viene presa: radicale, capace di modificare l’andamento delle cose, ma senza alzare la voce. E noi lettori rimaniamo trascinati da questa corrente in modo sottile e implacabile.

Nella carne, vincitore del Booker Prize, si rivela un libro magnetico e viscerale, con quel fluire che non fa rumore, ma continua a incidere. Gutta cavat lapidem.

Il libro: Nella carne, David Szalay, Adelphi

Di Elisa Tomassoni

Sono Elisa Tomassoni, Eli per gli amici. Da sempre ho un grande amore per i libri, navi di carta che portano a esplorare luoghi nascosti dentro e fuori me stessa. Curiosa, entusiasta, sognatrice, cerco la bellezza e il sorriso nella vita. Tra le mie passioni più grandi ci sono i viaggi, i vini (sono sommelier) e i miei adorati Golden Retriever, Ulisse e Platone. Nel mio blog condivido i miei interessi e le scoperte fatte, un'isola dove conoscere, stupirsi ed emozionarsi!