La Casa di marzapane è un romanzo che, una volta masticato e metabolizzato, rivela scorci narrativi esplosivi e riflessioni che continuano a risuonare anche dopo la lettura. Jennifer Egan costruisce infatti una fitta rete di storie che saltano tra tempi, luoghi e personaggi differenti, tenuti insieme da un unico, affascinante filo conduttore: l’invenzione di Bix Bouton, capace di esternalizzare la memoria umana rendendo i ricordi accessibili e condivisibili.

Questa tecnologia coinvolge e seduce molti, ma genera anche critiche e paure, soprattutto da parte degli “elusori”, coloro che scelgono di sottrarsi per timore delle conseguenze psicologiche e sociali. L’intreccio, complesso e magistrale, unisce vite distanti in un mosaico eterogeneo, fatto di speranze, dolori, fallimenti e piccoli lampi di verità.

Un romanzo poliedrico, una rete di memorie, identità e tecnologia

La Casa di marzapane si distingue per una struttura narrativa articolata, costruita con precisione e ingegno. Egan cambia voce, registro e persino forma: si passa da capitoli lineari a elenchi di regole affilati, da pagine più classiche a scambi di mail rapidi e dinamici, fino a mutare font per dare corpo alla varietà delle prospettive. Questo continuo movimento è volutamente spiazzante, ma sempre funzionale a restituire un mondo frenetico, sovraccarico di stimoli, dove l’identità rischia di sfumare nella polvere digitale.

Il romanzo mette in scena una società dominata dalla tecnologia e dai social, capace di amplificare fragilità, paure, desideri e solitudini. La necessità di conservare i ricordi, di custodirli o condividerli, riflette il bisogno umano di essere visti, compresi, ricordati. E proprio qui Egan trova la sua chiave più potente: dietro ogni innovazione c’è un grido di umanità che chiede ascolto.

La Casa di Marzapane e il cuore delle vite narrate

Uno dei punti di forza del romanzo è la definizione dei personaggi: ognuno è cesellato con una componente emotiva netta, precisa, capace di lasciare un’impronta profonda. C’è Alfred, con la sua intolleranza feroce alla falsità che lo porta a urlare per strada pur di smascherare quello che percepisce come finzione collettiva. C’è Noreen, madre anomala che non nasconde ai figli quanto il mondo possa essere desolante, e anzi riversa su di loro tutta la sua disillusione. E poi Lulu, segnata da un passato da spia che continua a influenzare le sue scelte e i suoi rapporti.

Ogni storia è una piccola fenditura sul mondo contemporaneo: la perdita di identità, la sovraesposizione emotiva, il bisogno di autenticità e relazione. Nelle ultime pagine il romanzo si ricompone come una matassa che finalmente si scioglie, portando chiarezza e un sorprendente moto di tenerezza. E quel bambino che gioca a baseball, alla fine, viene davvero voglia di abbracciarlo.

Il libro: La casa di Marzapane, Jennifer Egan, Mondadori

Di Elisa Tomassoni

Sono Elisa Tomassoni, Eli per gli amici. Da sempre ho un grande amore per i libri, navi di carta che portano a esplorare luoghi nascosti dentro e fuori me stessa. Curiosa, entusiasta, sognatrice, cerco la bellezza e il sorriso nella vita. Tra le mie passioni più grandi ci sono i viaggi, i vini (sono sommelier) e i miei adorati Golden Retriever, Ulisse e Platone. Nel mio blog condivido i miei interessi e le scoperte fatte, un'isola dove conoscere, stupirsi ed emozionarsi!