I giorni di vetro, Nicoletta Verna, Einaudi

I giorni di vetro di Nicoletta Verna si aprono con una nascita e una condanna. Redenta viene al mondo il 10 giugno 1924, lo stesso giorno dell’omicidio di Giacomo Matteotti. La madre ha già perso troppi figli, e il padre, scoprendola viva, si limita a dire: “Scegliamo un nome breve, ché nella lapide non c’è più spazio.” È una bambina che non piange. “Piangerà. Le donne, prima o poi, piangono tutte.” Cammina con una gamba matta, segnata dalla poliomielite, e cresce dentro un corpo che non si piega alle aspettative.

Dove nascono le ferite

Siamo a Castrocaro, dove Redenta vive ai margini, in un’Italia che sta cambiando volto. Guarda, capisce, registra, in una società dove nascere femmina è già una colpa e la donna è, troppo spesso, solo un corpo da controllare. Un padre padrone, una madre che galleggia, e Bruno — l’amico d’infanzia, promesso sposo — che un giorno scompare nel nulla. Poi arriva lui: Vetro. Gerarca fascista, sadico, ossessionato dal dominio e dal controllo. La sposa, la imprigiona, la riduce al silenzio. Se l’occhio è lo specchio dell’anima, lui l’ha perduta. E dal suo occhio di vetro nasce un simbolo di potere cieco, di violenza quotidiana. Nella casa il dolore si fa consuetudine: un tormento inciso nel corpo e nella mente, che non ha nulla di umano.

Resistere nei giorni di vetro

Eppure, dentro l’oscurità, si muove un’altra storia. Quella di Iris, giovane maestra che sceglie la Resistenza e incrocia il destino di Diaz, partigiano tenace che crede nella lotta attiva. Le loro vite si sfiorano nei giorni più cupi della storia italiana: la guerra, le delazioni, le torture, le divisioni di un Paese in frantumi.C’è chi combatte nelle retrovie, chi sotto falso nome, chi tradisce. E poi c’è Redenta, che resiste a modo suo: restando.

Con una scrittura densa, precisa e mai indulgente, Nicoletta Verna firma un romanzo tagliente e necessario, dove il male e il dolore non vengono mai addolciti. Ne I giorni di vetro, ciò che rimane, quando tutto è disfatto, quando la violenza sembra cancellare l’umano, è la coscienza, la dignità. Redenta continua a esistere e a resistere, con la sua gamba matta, il suo cuore e il suo coraggio.

“Perché la gente, nelle sventure, è di due razze: quella che gli si smuove la pietà, e quella che tira fuori la carogna. Nessuno resta com’era.”

Il libro: I giorni di vetro, Nicoletta Verna, Einaudi

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Di Elisa Tomassoni

Sono Elisa Tomassoni, Eli per gli amici. Da sempre ho un grande amore per i libri, navi di carta che portano a esplorare luoghi nascosti dentro e fuori me stessa. Curiosa, entusiasta, sognatrice, cerco la bellezza e il sorriso nella vita. Tra le mie passioni più grandi ci sono i viaggi, i vini (sono sommelier) e i miei adorati Golden Retriever, Ulisse e Platone. Nel mio blog condivido i miei interessi e le scoperte fatte, un'isola dove conoscere, stupirsi ed emozionarsi!